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CONI: Comunicato Stampa

07.10.2010

CONI: Comunicato Stampa

Il Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Giovanni Petrucci, e il Segretario Generale, Raffaele Pagnozzi, hanno incontrato questa mattina il Presidente della Federazione Ciclistica Italiana, Renato Di Rocco. Nel corso dell’incontro, Di Rocco ha espresso le preoccupazioni del mondo del ciclismo in ordine alle recenti dichiarazioni del Procuratore Antidoping, Ettore Torri. Nello stesso tempo Di Rocco ha ricordato che l’opera svolta da Torri in questi anni ha prodotto un notevole sviluppo nella lotta al doping. In quest’ottica, Petrucci e Pagnozzi hanno concordato con Di Rocco che nei prossimi giorni ci sarà un incontro tra il Procuratore Torri e il Capo della Procura della FCI, Gianluca Santilli, al fine di intensificare la collaborazione futura tra le due istituzioni, contribuendo ognuno per i suoi compiti a migliorare sinergicamente gli sforzi per contrastare il fenomeno doping a tutti i livelli di competizione.
da www.federciclismo.it

Il Comitato Alto Adige / Südtirol della Federciclismo apprende con stupore le dichiarazioni irresponsabili del Procuratore Antidoping, Ettore Torri; le stigmatizza esprimendo la massima solidarietà a tutti gli atleti, dirigenti di società ed appassionati che operano disinteressatamente a favore dello sviluppo dello sport ciclistico. In questo ed in ogni caso la generalizzazione è peggiore del male che si vuole combattere.

Queste le reazioni più segnificative:
UCI - McQuaid: «Accusa grave e infamante»
L'Uci replica piccata al procuratore antidoping del Coni, Ettore Torri, definendo le sue dichiarazioni infamanti, e irresponsabili.
Un'accusa ''grave'' e ''infamante'', una posizione ''irresponsabile'', non solo ma anche ''del tutto priva di qualsiasi riscontro oggettivo su tutta una categoria di atleti. Nel momento in cui il ciclismo sta pagando un prezzo estremamente elevato al suo impegno determinato e costante nella lotta contro il doping'', le parole di Torri non possono non suscitare - afferma il presidente dell'Uci Pat McQuaid - ''una reazione di delusione e di profondo sconcerto in tutti coloro che praticano e che amano questo sport''.
''L'efficacia della lotta intrapresa dall'Uci per combattere questo autentico flagello, peraltro comune a tutte le attività sportive, è stata - ricorda McQuaid - ripetutamente riconosciuta e sottolineata dalle più importanti istituzioni, a cominciare dal Comitato Internazionale Olimpico e dall'Agenzia Mondiale Antidoping, che proprio con la nostra federazione collabora molto strettamente. Se il complesso apparato antidoping di cui il mondo dello sport oggi dispone si è potuto sviluppare sino a raggiungere gli attuali livelli di efficienza e di affidabilità, inoltre, è stato anche - o forse soprattutto - grazie al lavoro svolto nell'ambito del ciclismo, che primo fra tutte le discipline sportive ha introdotto il test anti Epo ed in seguito il passaporto biologico''.
   ''Asserire che tutti i ciclisti siano dei dopati – sottolinea l'Uci - non significa quindi soltanto lanciare un'accusa grave, addirittura infamante e comunque del tutto priva di qualsiasi riscontro oggettivo su tutta una categoria di atleti, ma soprattutto negare l'attendibilità dei controlli e delle pratiche antidoping in vigore. E questo, proprio di fronte alla flagranza - dolorosa, certo, ma assolutamente trasparente - dei risultati ottenuti''.
   ''In questi ultimi anni - continua McQuaid - la mentalità ed i comportamenti della grande maggioranza dei ciclisti hanno subito profondi mutamenti, e tutti se ne sono potuti rendere conto. Ciononostante, il problema del doping non è stato del tutto debellato, ne forse potrà mai esserlo: prese di posizione incomprensibili ed irresponsabili come quelle di Ettore Torri, di fronte alle cui insinuazioni e proposte riesce in questo momento molto difficile riconoscere l'obiettività e il rigore indispensabili a chiunque sia chiamato ad operare in questo delicatissimo settore, per quanto inopportune e nefaste non potranno tuttavia distoglierci - conclude il presidente Uci - dal nostro proposito di opporci con ogni mezzo, ma altresì con estrema onestà intellettuale, a qualsiasi forma di inganno nello sport.

CONI
- Posizione comune Coni-Torri: la lotta al doping continua
La lotta al doping continua, nessuna depenalizzazione. E' quanto è emerso dall'incontro tra Petrucci e il procuratore Torri. Il presidente del Comitato Olimpico ha incontrato il procuratore capo dell'antidoping dopo che alcune sintesi giornalistiche hanno fatto pensare a un'apertura verso una “depenalizzazione” del reato. Torri ha confermato al Coni che l'impegno contro quello che in Italia è considerato anche reato penale, continuerè ai massimi livelli. L'uscita di Ettore Torri sul doping "non andava interpretata come un'apertura verso una 'depenalizzazione' del reato ma solo come lo sfogo, espresso in modo forse paradossale, di una persona che da anni lotta contro il problema". E' la precisazione fatta dallo stesso capo della Procura antidoping del Coni in un incontro avuto questa mattina con il presidente Gianni Petrucci e il segretario generale Raffaele Pagnozzi. "Torri - si legge nella nota del Coni - ha altresì confermato che l'impegno personale e l'opera meritoria del suo Ufficio continueranno ai massimi livelli, in collaborazione con le varie Procure della Repubblica italiana che attualmente si occupano con importanti risultati nella lotta ad un fenomeno dilagante che, come è noto, in Italia, è considerato anche reato penale. Il Coni, nel ribadire l'autonomia degli organi di giustizia delle proprie strutture, prende atto dei chiarimenti del Procuratore Torri ricordando i suoi indiscussi meriti nella lotta al doping, anche recentemente riconosciuti a livello internazionale, ma comprendendo nello stesso tempo quanti possano essersi ingiustamente sentiti coinvolti dal senso di alcune dichiarazioni".

FCI - Di Rocco: «Danno di immagine enorme»
“La Fci ha sempre apprezzato e sostenuto l’azione che la Procura del Coni, al pari di altre procure, sta svolgendo in piena autonomia per contrastare il fenomeno doping - dichiara attraverso una nota - . Per questo le dichiarazioni indiscriminate e generalizzate del Procuratore Ettore Torri nei confronti della nostra disciplina mi lasciano allibito, così come la soluzione proposta, che ritengo inappropriata al suo ruolo e alle sue funzioni”.
“Prendo atto - aggiunge Di Rocco - che si è trattato di uno sfogo, ma intanto ha procurato un danno di immagine enorme al nostro movimento. Le responsabilità sono personali e non devono coinvolgere tutta la popolazione dei ciclisti che gareggiano con lealtà sportiva. Confermo alla Procura Antidoping del Coni la piena collaborazione che abbiamo finora garantito. Auspico, anzi che allarghi sempre più gli orizzonti del suo campo d’indagine, contrastando ogni caso con serietà e rigore, perché il fenomeno del doping, purtroppo globale e diffuso, va combattuto a 360 gradi sul piano della legge e del diritto e non su quello delle esternazioni mediatiche”.

LIQUIGAS
- «Torri non può più ricoprire quel ruolo»
Anche Liquigas Sport prende le distanze e stigmatizza l’infelice e gravissima uscita del Procuratore Torri in materie di doping, di cui ne chiede il sollevamaneto dall’incarico. Di seguito la nota integrale

Liquigas Sport ha accolto con stupore le dichiarazioni del capo della Procura antidoping del Coni Ettore Torri, rilasciate ieri all’Associated Press e riprese oggi dai principali mezzi d’informazione. Un intervento che, per la genericità delle accuse mosse, alla società sportiva appare altamente lesivo nei confronti di tutte le componenti del ciclismo.
Liquigas Sport fin dalla sua nascita ha promosso l’etica sportiva quale elemento fondante della sua attività, adoperandosi al fianco delle istituzioni e promuovendo importanti e concrete azioni in favore della lotta contro il doping. Con la stessa determinazione con la quale si batte, la società ritiene però inaccettabili le indiscriminate accuse rivolte dal procuratore Torri: non è così che si combatte il cancro dello sport. Affermare che il doping sia una costante tra i ciclisti, che i medici e preparatori interni lavorino per “aiutare” gli atleti senza che rischino di incorrere nella rete dei controlli è falso e offensivo, lasciando intendere la complicità e il coinvolgimento delle squadre.
Le dichiarazioni del procuratore Torri vanificano ogni tipo di sforzo di chi, da anni, sta cercando di promuovere una politica trasparente e si impegna per dimostrare che le vittorie senza l’ombra di doping esistono. Per l’ennesima volta il ciclismo viene dipinto come lo sport “maledetto”, l’unico afflitto dal problema doping, gestito e vissuto da persone prive di moralità.
Liquigas Sport, nella tutela della sua immagine e nella difesa della sua etica sportiva, condanna apertamente le affermazioni di Torri e si chiede come lo stesso possa continuare a ricoprire il ruolo di capo della Procura antidoping del Coni avendo esplicitamente dichiarato la propria posizione preconcetta.
La società, infine, auspica un tempestivo intervento e una decisa presa di posizione da parte dell’Union Cycliste Internationale e della Federazione Ciclistica Italiana a difesa e salvaguardia dell’intero movimento.

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